Di nome era Maria

Di nome era Maria

  

 

 

Di nome era Maria

parole, musica e voce di Valter, arrangiamento ed esecuzione strumentale di Giulio Carmassi

 

Di nome era Maria

e aveva sedici anni                                                     

quel giorno che mi prese

che avevo quindici anni                                     

e anche se non è stato

amore veramente

me la ricordo ancora

non ho scordato niente.

 

Io la trovai che stava

in cima ad una scala

mentre puliva i vetri

dentro alla cà del prete                  

mi disse che era sola          

che erano tutti via,

mi disse di restare,

di farle compagnia

e aveva sulle labbra

quel suo sorriso strano

sapeva di tenermi       

nel palmo della mano.

 

Io le andai vicino

per reggerle la scala

e mentre le parlavo

da sotto la guardavo

aveva le braghette

al tempo molto usate

larghe di gambaletto

e un poco discostate

 

e quello che io vidi

non fu cosa da niente

se m’alterò il respiro

se mi turbò la mente

e certo fu l’istinto

più forte del timore

che mosse la mia mano

con quel gran batticuore

e certo fu l’istinto

non decisione ardita

che mosse per toccarla

leggere le mie dita

 

lei continuò a pulire

come se fosse niente          

ma poi all’improvviso

si fece seria in viso

discese dalla scala

mi prese per la mano

e mi portò al letto

del padre il sagrestano.

 

e mai potrò scordare

quel modo di guardare

l’intensità del viso

quell’ombra di sorriso

come a volermi dire:

“Non lo dovevi fare

ma adesso hai cominciato

non ti puoi più fermare”

si tirò su la gonna

e senza alcun pudore

s’abbandonò sul letto

aprendosi all’amore

 

e spalancò di colpo

la porta dell’inferno

ma anche all’improvviso

quella del paradiso

come un ferro rovente

mi mise tra le dita

la chiave dell’amore

la chiave della vita.

 

Lei mi sbocciò davanti

come si apre un fiore

dischiuso troppo presto

per il mio acerbo amore

e stando sulle spine

sfidai forse il destino

d’esser ragazzo padre

d’esser padre bambino

seppure con paura

io non dissi di no

se vivere è avventura

anch’io viver dovrò.

 

E quello che poi feci

nessun me l’ha insegnato

resta però il rimpianto

d’averla poco amata

come potere adesso

dirle: “Grazie Maria

d’esser stata la prima

d’essere stata mia”.

 

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